VALLETTOPOLI: Lele Mora 'Pagò per salvare la Ventura'
Si allarga il numero dei vip 'paparazzati', ricattati e, quindi, finiti quali vittime nel secondo filone di inchiesta della procura di Potenza, aperto dopo lo scandalo di 'vallettopoli' . Le ultime notizie, infatti, riferiscono di foto compromettenti scattate a quella che - fino al 15 gennaio scorso - era la punta di diamante della scuderia di Lele Mora: Simona Ventura. Anche la conduttrice di 'Quelli che il calcio' sarebbe stata immortalata in compagnia di misteriosi o ben noti 'cavalieri' in varie occasioni. Al ristorante, a un party, in auto, ma anche in procinto di entrare a casa o di varcare l'ingresso di un hotel. Sicuramente qualcosa di cui sparlare, specialmente se gli accompagnatori non erano proprio dei 'carneadi': un noto calciatore di serie A, un atleta diventato famoso anche per le sue apparizioni televisive e persino il produttore Giorgio Gori. Scatti rubati dai fotografi dell'agenzia Coronas di Fabrizio Corona e per i quali lo stesso manager rodigino avrebbe pagato fior di quattrini al fine di evitare problemi alla sua assistita. Gli inquirenti del capoluogo lucano stanno cercando di capire tutti i passaggi della vicenda e individuare chi le abbia prodotte e per conto di chi (Fabrizio Corona, probabilmente), come siano state proposte e chi le abbia poi 'ritirate' (Lele Mora, appunto). Sia Mora che Corona restano indagati per associazione a delinquere finalizzata all'estorsione (ma la posizione del primo a questo punto sembra un po' alleggerita). Intanto circolano voci di un video compromettente con un noto uomo politico, ma a Potenza tutti tengono le bocche cucite, anche perché in settimana arriveranno gli ispettori inviati dal ministero di Giustizia per indagare su una presunta fuga di notizie. Da non dimenticare, inoltre, che sull'operato dei magistrati potentini è aperto anche un precedente accertamento legato al Savoiagate. Tra le contestazioni c'erano quelle del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso: nell'ordinanza d'arresto di Vittorio Emanuele era stata riportata un'intercettazione in cui il principe vantava conoscenze nella Direzione nazionale antimafia utili per l'acquisto di beni sequestrati a Cosa Nostra, ma Grasso fece notare che, in realtà, si parlava di Direzione investigativa antimafia.